standard-title Murgia e Chiese rupestri

Murgia e Chiese rupestri

Parco della Murgia Materana, Matera, Basilicata, Italy

Parco della Murgia Materana

Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci

Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci

Madonna de Idris

Madonna de Idris

Santa Lucia alle Malve

Santa Lucia alle Malve

Convicinio di S. Antonio

Convicinio di S. Antonio

Chiesa di Santa Barbara

Chiesa di Santa Barbara

Parco della Murgia Materana

Parco della Murgia Materana, Matera, Basilicata, Italy

La Murgia materana, oltre ad una originale natura, conserva le più affascinanti vestigia della civiltà rupestre presenti in Italia, offrendo una varietà di elementi storici che consentono di distinguere le culture diverse che si sono succedute nel corso dei millenni. Culture tutte ancorate ad un ambiente naturale particolare che ha formato e condizionato l’identità delle stesse.

Il popolamento della Murgia risale a tempi molto antichi e non mancano a conferma di questo, stazioni risalenti al Paleolitico e al Neolitico. Nell’area del Parco sono presenti esempi di grande importanza come la “grotta dei pipistrelli” ed i villaggi fortificati ubicati nelle contrade della Murgecchia, Murgia Timone e Tirlecchia.

La Murgia era il regno dei pastori e dei mandriani, una vera e propria classe sociale che con i suoi riti e tradizioni offriva un notevole contributo alla “civiltà contadina” e più in generale a tutta la civiltà rupestre che oggigiorno, attraverso lo studio e la ricerca, acquista il valore storico che le compete. Una civiltà che ha avuto la sua massima espressione nel fenomeno delle chiese rupestri che rendono la Murgia partecipe, unitamente alla Cappadocia con le sue valli di Goréme ed Ilhara, della Siria, della Tunisia o del lontano Tigrai, del grande fenomeno rupestre del bacino dei Mediterraneo.

(fonte: parcomurgia.it)

 

Madonna de Idris

 

La Chiesa di Santa Maria De Idris sorge nella parte alta dello sperone roccioso del Montirone (o Monterrone), nelle vicinanze di San Pietro Caveoso. La posizione è stupenda e offre un panorama unico, sulla città e sulla Gravina.
La chiesa di Santa Maria de Idris risale al Tre-Quattrocento e fa parte di un complesso rupestre che comprende anche la più antica cripta, dedicata a San Giovanni in Monterrone. Questa cripta è importante per gli affreschi che
conserva e che vanno dal XII al XVII secolo. Le due chiese sono comunicanti. Il nome del tempio – Idris – deriva quasi sicuramente dal greco Odigitria (guida della via, o dell’acqua). A Costantinopoli veniva così chiamata e venerata la Vergine Maria, il cui culto fu introdotto in Italia meridionale dai monaci bizantini. La chiesa presenta una pianta irregolare ed è caratterizzata da due parti distinte: una costruita e una scavata. La facciata, modesta e realizzata in tufo, fu rifatta nel Quattrocento, a seguito di un crollo.
E’ abbellita da un piccolo ma elegante campanile. L’interno è formato da un solo vano e presenta alcuni affreschi di discreta fattura, in parte rovinati dal tempo e dall’incuria.
L’altare è impreziosito da una tempera del Seicento, che raffigura la Madonna con il Bambino; a destra sono dipinti Sant’Antonio, la Sacra Famiglia e la Conversione di Sant’Eustachio.
A sinistra dell’altare si ammira un’Annunciazione, a destra una Crocifissione.

(fonte: www.oltrelartematera.it)

 

Convicinio di S. Antonio

Il complesso rupestre è composto da quattro chiese rupestri comunicanti, databili tra il XII e il XIII secolo, con un unico portale di ingresso trilobato che si apre su un cortile comune (da qui probabilmente convicinio). Verso la metà del XVIII secolo, le Chiese furono profanate e divennero cantine: ancora oggi si possono notare i palmenti per la pigiatura dell’uva scavati nel piano inferiore.
La Chiesa di San Primo, completamente scavata nella roccia calcarea, si articola in due cappelle divise da un pilastro. Nelle lunette absidali si vedono scolpite croci equilatere in bassorilievo, poste su simbolici triangoli.
La Chiesa di Santa Maria Annunziata o Sant’Eligio ha una planimetria oggi completamente dissestata, anche se si distinguono nettamente due presbiteri, con relative calotte absidali segnate dalla croce equilatera su un triangolo. Degli splendidi affreschi rimangono soltanto una Madonna con il Bambino e, nell’abside, un Cristo benedicente.
La Chiesa di San Donato è a pianta quadrata, divisa in tre pseudo-navate: da quella centrale si accede al presbiterio con un accesso ad un livello inferiore, il cellarium, utilizzato in seguito come cantina. Sulle pareti laterali del presbiterio si notano diversi affreschi, tra cui quelli di San Donato, San Leonardo, Santa Dorotea e Santa Barbara. Vicino l’ingresso c’è una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.
La Chiesa di Sant’Antonio Abate è a pianta rettangolare, divisa in tre navate da quattro pilastri. Nelle nicchie ci sono alcuni affreschi, tra cui Sant’Antonio Abate, San Sebastiano e una Madonna orante contornata da angeli che assiste il lavoro dei campi di un contadino. Nei presbiteri absidati sono evidenti i palmenti per la pigiatura dell’uva e all’ingresso c’è la solita cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.

(fonte: Apt Basilicata)

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